LA COMMISSIONE DI RIPARAZIONE NON RAPPRESENTA NÉ LA VOLONTÀ NÉ LA POSIZIONE DELLE VITTIME
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LA COMMISSIONE DI RIPARAZIONE NON RAPPRESENTA NÉ LA VOLONTÀ NÉ LA POSIZIONE DELLE VITTIME
Dichiarazione pubblica del Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato sulla conformazione della Commissione Nazionale di Riparazione e Riconciliazione
Nei giorni scorsi il Governo Nazionale ha creato la Commissione di Riparazione e Riconciliazione; un'istanza che è stata determinata unilateralmente dal Potere Esecutivo ed il cui carattere è definito negli articoli 50 e 51 della legge N. 975/05, detta di “giustizia e pace”.
Questo organismo si costituisce in momenti in cui nel paese, lontano dal prodursi l'effettivo smantellamento delle strutture parastatali, continua ad evidenziarsi un processo di crescita ed estensione del potere paramilitare in vaste zone del paese. Senza aver dato niente di sostanziale come contropartita e senza aver affrontato le loro responsabilità giudiziare, i capi paramilitari già si presentano come candidati nei corpi collegiali o al potere locale, in liste che nella loro maggioranza appartengono alle diverse correnti dell'uribismo. In vari dipartimenti, specialmente quelli della Costa Atlantica, è evidente lo smantellamento dello Stato di Diritto e la proliferazione di situazioni di corruzione in cui appaiono coinvolte reti mafiose sostenute nell'ombra da paramilitari smobilitati per questo fine. La connivenza tra agenti statali e paramilitari si mantiene intatta e addirittura si rafforza con l'inclusione di smobilitati [paramilitari] tra le fila della Forza Pubblica in distinte componenti della politica di “sicurezza democratica”.
Mentre si conformano le entità che si occuperanno minimamente delle indagini e di comminare “pene alternative” previste dalla legge di “giustizia e pace”, si sviluppa una gigantesca operazione costruita su prestanome per la legalizzazione di fortune acquisite in maniera fraudolenta senza che le autorità intentino nessun tipo di iniziativa che permetta di confiscare i capitali ed i beni usurpati. Tutto questo con il fine di far sì che la terra sottratta ai desplazados, il possesso illegale dei territori, i capitali del narcotraffico ed i dividendi di altri traffici illeciti, possano sfuggire a qualsiasi tipo di azione guidiziaria.
In queste condizioni le vittime della violenza ufficiale e paramilitare vogliono solo rendere effettive le proprie esigenze di giustizia e riparazione attraverso azioni organizzate o attraverso il ricorso alla giustizia internazionale. Ciò accadde ad esempio nel caso del massacro commesso contro funzionari giudiziari nel corregimiento di La Rochela nel 1989, cui familiari dovettero ricorrere al sistema americano [la Corte Interamericana di Giustizia] di protezione dei diritti umani per far sì che lo Stato riconoscesse la propria responsabilità in merito a questi fatti. Così si svolse anche il contenzioso riguardante le comunità indigene del Cauca, che si sono mobilitate perché il Governo compia i propri impegni internazionali restituendo loro le terre sottratte dopo il massacro nell'azienda “EL Nilo” del 1991.
Come ha espresso più volte il Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato, la legge 975/05 non aiuta il superamento dell'impunità in Colombia, né tantomeno la pace o la democrazia. I suoi meccanismi e le sue disposizioni eludono internazionalmente la chiarificazione e la sanzione della responsabilità statale nel patrocinio e sviluppo della strategia paramilitare, così come rende possibile agli autori materiali ed intellettuali di gravi violazioni dei diritti umani di continuare a nascondere la loro identità, le loro motivazioni strutturali ed i benefici che hanno ottenuto per mezzo di metodi di criminalità sistematica. La legge di impunità, che si presenta come una norma di “giustizia e pace” impedisce alle vittime di essere soggetti processuali che possano partecipare con garanzie ai vari gradi di giudizio e che possano partecipare ampiamente a prendere le decisioni sui procedimenti concernenti i loro diritti fondamentali. I dettami della legge non consentono di raggiungere la chiarificazione completa dei fatti, né la rigorosa applicazione della giustizia, né la soddisfazione integrale di tutti i danni compiuti. Per queste e molte altre ragioni, il Movimento delle Vittime della violenza statale ha sollecitato presso le autorità competenti l'eccezione di incostituzionalità di quanto consacrato in questa legge ed ha intavolato un'azione pubblica di incostituzionalità di fronte al tribunale competente.
È alla luce di tutti questi argomenti critici del processo di impunità, che copre il rafforzamento nella legalità delle strutture paramilitari, che il Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato valuta la creazione della Commissione Nazionale di Riparazione e Riconciliazione. Questo organismo non riassume in sé le condizioni minime di indipendenza e rappresentanza democratica che dovrebbero sostenere la creazione di un organo di questa natura. La sua formazione è stata decisa senza un previo processo di partecipazione e consulta delle associazioni delle vittime, dei familiari e sopravvissuti, che rappresentano realmente i gruppi politici, etnici e sociali aggrediti dalla violenza statale e paramilitare. Il procedimento di integrazione della Commissione è frutto delle predilezioni del Governo attuale e non di una interlocuzione democratica con la società civile.
Il potere esecutivo non può essere ad un tempo giudice e parte in causa nella chiarificazione della responsabilità storica del proprio Stato. Quindi le funzioni di delucidazione di alcuni aspetti della verità storica – che la legge assegna alla Commissione – solo competono ad una istanza che conti il riconoscimento della propria idoneità etica da parte delle vittime, della società e della comunità internazionale. Questa istanza non è legittima, perché la sua creazione è stata effettuata da un Governo seriamente compromesso con gravi violazioni dei diritti umani e che quindi non può essere l'organismo chiamato a determinare le responsabilità sociali e politiche nei casi di crimini di lesa umanità, genocidio politico e crimini di guerra commessi da servitori pubblici in connivenza con gruppi parastatali e mercenari.
Allo stesso modo non può essere degna una riparazione che parte dal criterio che debbano essere i fondi della cooperazione internazionale – o peggio ancora, i prestiti internazionali – a coprire gli indennizzi ad una minima parte delle famiglie e delle comunità che hanno sopportato l'impatto dell'azione criminale. Appoggiarsi all'aiuto internazionale e lasciare intatte le immense fortune di quanti detengono beni che sono stati strappati con la forza ai desplazados, ai “desaparecidos”, ai torturati ed agli assassinati, è senza dubbio un nuovo affronto per le vittime e la società.
Oltre a questo, attualmente non esistono nel paese le condizioni favorevoli per la partecipazione delle vittime, perché le stesse continuano a vivere in silenzio sotto minaccia delle strutture paramilitari e mafiose e le loro proprietà continuano ad essere usurpate e legalizzate con pressioni. I processi di smobilitazione coprono pratiche generalizzate di controllo sociale e politico sulla popolazione. Sotto tali circostanze, non esistono le premesse indispensabili che assicurino la protezione della vita e dell'integrità di coloro i quali siano coinvolti nei processi di cui dovrebbe occuparsi la Commissione.
Il Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato, espressione organizzata e rappresentativa di persone e comunità che si affermano nella ricerca della verità, della giustizia e della riparazione integrale, chiede l'appoggio per il rafforzamento delle iniziative delle vittime nell'attuale scenario in auge al controllo sociale, politico ed economico dei gruppi paramilitari nel paese. Allo stesso modo si appella perché vengano stimolate tutte le forme di disobbedienza civile e di azione giuridica nazionale ed internazionale come percorso strategico per debellare l'impunità generalizzata ed aprire il cammino verso la democrazia reale in Colombia.
Bogotà D. C., 3 ottobre 2005
Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato
Fernell Vergel, C.C. 88.142.443 Educatore Desplazado di Ocaña, giugno 2002
Paulina Mahecha, C.C. 24.571.249 Madre di desaparecida il 19 aprile del 2004
Paola Martínez, C.C. 37.930.101 Vittima del massacro de La Rochela
Maria del Pilar Navarrete, C.C 39.663260 Familiare di desaparecido nei fatti del Palazzo di Giustizia
Sandra Beltrán, C.C. 39.701.338 Familiare di desaparecido nei fatti del Palazzo di Giustizia
Yuri Enrique Neira, C.C. 19.480.414 Padre di Vittima della Violenza della Polizia
Fernando Gutiérrez, C.C. 79.309.882 Vittima di massacro, familiare di 3 desaparecidos, 2 assassinati, un detenuto ed un condannato
Maria Susana Herrera, C.C. sorella di un Assassinato il 5 novembre 1999
Rosalba Campas, C.C. 41.724.519 Familiare di un Desaparecido il 23 agosto del 1982
Nury Malagón Hernandez, C.C. 52.837.723 sorella e figlia di assassinati il 20 giugno 1996
Luis Eduardo Espinosa, C.C. 94.446.795 Vittima di tortura e desplazamiento 2002
Miguel Ángel Pérez, C.C. 73.139.198 Vittima di minacce dei paramilitari e del desplazamiento per 3 volte
Carmen Zúñiga Vásquez, CC. 45.365.979 Familiare di Desaparecido e assassinato, Desplazada
Daniel Maestre, CC. 77.183.523 Membro del popolo Kankuamo desplazado
Elkin Movil Alberto, CC 5.164.679 Membro del popolo Wiwa desplazado
Neptalí Alfonso Velásquez, CC 17.309.130 Vittima di attentati e desplazado
Aideé Moreno Ibague, CC. 40.393.021. sposa, madre e sorella di assassinati, desplazamiento di tutta la sua famiglia.
Luz Marina Hache, CC. 41.667.245 familiare di desaparecido il 20 novembre 1986
Constanza Tobasia C.C. 52.025442
Diana Teresa Muñoz
Margarita Parias, C.C. 41.745.5710 Justicia y Vida
Gladys Avila Fonseca, CC. 51.683.242 de Bogota, sorella di EDUARDO AVILA FONSECA Detenuto-Desaparecido, il 23 di aprile del 1993, successivamente assassinato, membro di ASFADDES.
Leonel Sanchez Rivera, CC. 8.344.118 De Emvigado, Antioquia, padre di Jairo Hernando Sanchez Gil, Detenuto-Desaparecido l'1 di Agosto del 2001, a Montebello, finca LA GALLETA. Membro di Asfaddes.
Maria Helena Ruiz de Ospina C.C. 41.440.965, di Bogotá, sposa di HERNANDI OSPINA RINCON, Detenuto-Desaparecido l'11 di settembre del 1982, membro di ASFADDES.
Milliret Moncada Peña C.C. 55.169.043, figlia di HUMBERTO MONCADA, Detenuto-Desaparecido, il 6 di giugno 1983, membro di ASFADDES.
Mercedes Ruiz Higuera, C.C. 51.652.680 di Bogotá, cognata di HERNANDO OSPINA RINCON, Detenuto-Desaparecido ' 11 di settembre del 1982, membro di ASFADDES.
Esperanza Merchán Plazas, C.C. 51.995.833 di Bogotá, compagna di EDUARDO AVILA FONSECA, Detenuto-Desaparecido-Assassinato il 23 di aprile del 1993, membro di ASFADDES.
Organizzazioni
Secretaria de Derechos Humanos de la Uneb
Asociación de Familiares de Detenidos-Desaparecidos de Colombia, ASFADDES
Fundación "Manuel Cepeda Vargas"
Fundación Comité de Solidaridad Presos Políticos
Comisión Intereclesial Justicia y Paz
Proyecto Justicia y Vida
ASPU
Fensuagro
Sintraunicol
Andas
Corporación Colectivo de Abogados "José Alvear Restrepo"
Frente Social y Político
Unión Patriótica
Comité Permanente por la Defensa de los Derechos Humanos
Asonal Judicial
Traduzione a cura dell'Ass. Ya Basta!


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